Le Petit Hotel a Torino

Ieri sera mi sono trovata a dover cercare una stanza in  hotel a Torino, per un impegno all'ultimo minuto, una di quelle occasioni da prendere al volo, che non puoi assolutamente rifiutare. La scelta è caduta su Le Petit Hotel, nel centro della città.


E non potevo chiedere di meglio, specie perchè anzichè la singola come avevo chiesto, mi hanno fatto l'upgrade nel residence


Il monolocale, oltre ad essere molto spazioso (com'è possibile vedere dalle foto), è arredato in modo elegante, e per il design, così come per l'arredamento, sono state scelte tinte calde e vivaci, che in questo periodo si fondono con il colore dei raggi pallidi del primo sole autunnale e con quello delle poche foglie rossastre e giallastre rimaste sugli alberi.



L'ambiente è decisamente tranquillo, e nonostante avessi il balcone sull'esterno, di notte non è rumoroso, per via del fatto che le strutture sono insonorizzate. 

La colazione, compresa nel prezzo, è di tipo internazionale, e mi sono dovuta "sacrificare" per assaggiare un po' di tutto, iniziando con la frittata alle zucchine e finendo con uno yogourt, passando per il tost e il latte con i cereali. Il tutto accompagnato dal succo alla mela, ovviamente, il mio preferito. 


Consiglio altamente questo albergo, anche per via della sua posizione strategica, che permette di godere dei musei e dei monumenti in pieno centro storico, come Palazzo Madama, Palazzo Reale, la Basilica del Corpus Domini (meglio conosciuta come il Duomo di Torino) e il Museo Egizio. E per finire la serata in bellezza, perchè non andare a teatro? L'Alfieri è letteralmente a due passi dall'hotel.


E tu, ci sei mai stata a Le Petit Hotel? Come ti sei trovata?


Le Petit Hotel 
Via San Francesco d'Assisi 21
10121 Torino
Tel +39 011 561.26.26
info@lepetithotel.it

Tour Isole Borromee + Trenino delle Centovalli [e buon compleanno a me]



Un weekend tra natura, arte, storia e letturatura, con crociera sul Lago Maggiore, visita delle isole  Borromee, del palazzo dove ha dormito Napoleone, dell'isola dove si conclude "Piccolo Mondo Antico", dell'hotel dove ha soggiornato Hemingway, dell'isola dove vivono (solo) 35 pescatori e di siti Patrimonio UNESCO.

Per poi prendere il Trenino delle Centovalli e attraversare tutta la Val Vigezzo, incantevole, idilliaca, incantata.


Il tutto in completo relax, con albergo vista lago, che abbiamo provato in anteprima, e dove saremmo rimaste volentieri qualche giorno in più.


Itinerari studiati nello specifico per preparare l'ebook, per cercare di offrire un tour diverso dal solito, sulle tracce dei grandi autori della letteratura, senza mettere in secondo piano lo scenario incantevole che fa da cornice a Stresa, Locarno e Domodossola.

E il bello è che questo pacchetto è previsto per il mio compleanno... doppia soddisfazione e buon compleanno a me, che festeggerò alle Isole Borromee ❤.

Hai voglia di partire e festeggiare con noi? QUI trovi tutti i dettagli.


C'era una volta Salci, il borgo fantasma



Una delle tappe del blog tour #lumbriachenontiaspetti è stata Salci, una vera e propria città fantasma. Incredibile ma vero, quando entri per la porta principale del borgo, respiri fin da subito l'abbandono.

Un tempo era abitato da circa 1500, e fino agli anni '60 era vivo e florido. Poi è iniziato il degrato, e i lavori di ristrutturazione hanno preso una piega sbagliata, tanto da danneggiare severamente le strutture medievali originarie con il cemento armato. E negli anni '80 gli ultimi abitanti, circa una ventina, hanno abbandonato definitivamente Salci.

Stralci di Salci


Quello stesso borgo che, in epoca medievale, godeva dei doti feudali, avendo quindi una sua prigione, la guarnigione autonoma, e potendo imporre pedaggi e tributi.
Foto © Enzo Casolini, Touring Club

La sua posizione strategica, su una collina che delimitava la zona di confine tra il Granducato di Toscana, il Marchesato di Castiglione del Lago e lo Stato Pontificio, rendeva la città un punto di passaggio molto frequentato sia dai mercanti che dai pellegrini che, per arrivare a Roma, percorrevano la Via Francigena. Ed essendo un polo importante, non poteva chiaramente non essere il rifugio adatto per i ricercati e i contrabbandieri, che spesso trovavano tra le mura del borgo un riparo per la notte o il nascondiglio perfetto dalle forze dell'ordine.

La domenica dopo la Messa, prima la corte, poi gli abitanti, usavano riunirsi davanti alla chiesa di San Leonardo per festeggiare il giorno di riposo, e quel cortile di rappresentanza, con il Palazzo Ducale, la Torre dell'Orologio, il pozzo, le abitazioni e le botteghe, adornato con una serie di monofore a sesto acuto, pullulava di vita. Quello è esattamente il punto in cui ci troviamo noi a scattare le foto e ad ascoltare storie che sembrano davvero appartenere a un'epoca così lontana.

E pensare che il Palazzo Ducale è ricco di storia e fascino: durante il Rinascimento, quando venne usato come residenza signorile, venne arricchito della Loggia degli Spiriti, un corridoio che permetteva ai nobili di raggiungere direttamente la Chiesa, senza dover passare per il cortile.

Salci, tra simbolismo e degrado


Mentre riprendo il borgo per una delle puntate de #iviaggidellazitella [QUI], mi accorgo che, in Piazza dei Bonelli, vicino a quello che doveva essere- come si legge sulla porta- il museo delle tradizioni salceci, c'è una porta con su scritto “paradiso”. Penso immediatamente a qualche atto vandalico, ma poco dopo trovo una seconda scritta: “purgatorio”. Qualche passo in più, ed ecco un'altra scritta. Provo ad indovinare e ci azzecco: “inferno”. 

Per quanto possano essere delle semplici imbrattature, è curioso vedere il richiamo dantesco. Per quale motivo sono state scelte proprio quelle parole? Per indicare forse che, dallo splendore passato (che potrebbe corrispondere al paradiso) Salci è poi finito non solo nel dimenticatoio, ma si è lasciato lentamente andare. Supposizioni, le mie, che rimangono tali, e che conferiscono ancora di più un'aura di mistero al borgo, che nel 2012 è entrato a far parte dei “Luoghi del cuore”, anche grazie all'intervento di Carlo Verdone. L'attore, infatti, ha dichiarato: “ll mio luogo del cuore è il Borgo di Salci. Un “gioiello” dimenticato da tutti. Anche dal tempo. Un antica cittadina medievale poco distante da Città della Pieve. La bellezza di quel luogo dalle dolci colline, non da tutti conosciuto, merita di tornare a vivere e non va lasciata sgretolare dagli anni”.

Saluto Salci con amarezza, e mentre esco insieme agli altri blogger, passando per Porta Orvieto, l'ingresso principale, mi ripropongo di tornarci, per scoprire di più di questa città fantasma ormai in balia di se stessa.

La Casa dello Zafferano a Città della Pieve: storia, passione e gusto del Croco del Perugino


Amo lo zafferano da quando mia nonna, quando sapeva che andavo a pranzo, mi preparava il "riso giallo", perché quello con i funghi non mi piaceva. Lo zafferano per me è sempre rimasto quella spezia, e non ne conoscevo assolutamente nulla, fino a quando, grazie al blog tour #lumbriachenontiaspetti, sono stata invitata a visitare La Casa dello Zafferano, il museo/negozio a entrata gratuita che ripercorre tutta la storia e la coltivazione del "pigmento-giallo-che-colora-il-riso".

Chiamarlo così è riduttivo, visto che si tratta di un progetto unico, in grado di condurti alla scoperta di quello che si rivela essere l'affascinante mondo della spezia. Il tutto in una location particolare, le vecchie cantine di un antico palazzo nel cuore di Città della Pieve.

Veniamo accolti dal proprietario, Alessandro Mazzuoli, che ci fa trovare un tavolo imbandito di prodotti a base di zafferano, che assaggiamo e gustiamo. Dall'olio alla birra, passando per la grappa, ma anche biscotti, confetture, cioccolato, miele e salumi.

Ci omaggia anche del cofanetto "La giusta dose", con un sample dello zafferano ed alcune ricette curiose: gli umbricelli del Perugino, il pollo dei Terzieri, la zuppa del croco, il filetto del Trasimeno e il risotto baciadonne. Per ciascuno di questi piatti, lo zafferano regala sapori prelibati e delicati, a cui è indubbiamente difficile resistere.

Lo zafferano, origine & etimologia del nome


La visita prosegue tra i pannelli esplicativi che raccontano la storia di questa pianta, originaria dell'Asia Minore, che nell'antichità era impiegata come farmaco, cosmetico e aromatizzatore in cucina, ed è conosciuta dai tempi dei tempi. Nel Cantico dei Cantici, nella Bibbia, è descritta come una delle piante più pregiate e aromatizzate del giardino, e ai tempi dei Micenei veniva raffigurata sulle pareti del Palazzo di Cnosso. In epoca greca, quando viene indicato con il nome di "croco", Omero lo indica, insieme al giacinto e al loto, come uno dei fiori del letto di nuvole di Zeus. Successivamente i Romani lo utilizzarono per moltissime ricette, come documentato da Apicio, che lo usa come base per una salsa per accompagnare il pesce. 

Lo zafferano mantiene il nome di "croco" fino all'epoca medievale, quando gli Arabi iniziano a diffonderlo in Spagna (non a caso oggi il Paese più grande produtture di questa spezia) con il nome di "za'fara'n", dal persiano "safra", "giallo". Nome, questo, che richiama il colore degli stimmi dopo la cottura, e diventa "azafran" in spagnolo, "zafferano" in italiano.

Tutte queste informazioni ci vengono illustrate da Alessandro, mentre ci mostra i bulbi e il processo di produzione a Città della Pieve, che risale alla seconda metà del 1200. Come documentato dallo Statuto di Perugia del 1279, infatti, nell'allora contado di Città della Pieve la spezia non poteva essere seminata dai forestieri, per una specie di protezionismo doganale delle autorità locali, e i produttori pievesi dovevano denunciare al comune il loro quantitativo e a pagarne la relativa imposta.

Lo zafferano oggi: "il Croco di Pietro Perugino"


Da allora ne sono passati di secoli, e nel 2002, nasce  il Consorzio Alberto Viganò "Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano di Città della Pieve", costituito da 30 soci che commercializzano lo zafferano unicamente in fili, per garantirne l'autenticità.

Una visita curiosa quanto interessante, questa alla Casa dello Zafferano, che mi fa sentire, ancora una volta, la vicinanza di mia nonna durante i miei viaggi. E stavolta, dopo 20 e passa anni, sarò io a cucinarle il "riso giallo", con tanto di olio allo zafferano.

La Casa dello Zafferano
Via Vannucci 31
Città della Pieve (PG)

Info & prenotazioni: 347-3811394 | 393-9495629
www.lacasadellozafferano.it